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Fare Tesoro: Raku
Veramente l’abbiamo presa a prestito, con un rispetto non proprio ortodosso delle origini, dal Giappone, dove viene praticata a partire dal XVI° secolo.
Si tratta di una tecnica particolarmente breve, che prevede un raffreddamento brusco dei pezzi che, incandescenti, sono estratti dal forno.
Breve anche perché la decorazione è veloce e semplice, priva dei disegni sottili tipici della ceramica tradizionale.
Piuttosto, esalta la freschezza e il carattere intimo, silenzioso del lavoro manuale e, nell’aspetto esteriore dei pezzi, suggerisce un forte senso di ascolto della natura e di partecipazione ad essa.
Quello che soprattutto ci ha attratto, è stata l’idea di essere in rapporto diretto con gli elementi primari: terra, fuoco, aria e acqua.
L’aspetto di particolare concretezza (anche in origine le tazze sembravano quasi scolpite nella roccia o corrose dal tempo), ci ha concesso di affrontare in maniera diretta il problema della nostra urgenza d’espressione.
La terra, dura e pesante, che bene rappresenta la fatica che spesso è necessaria per compiere anche movimenti semplici, è stata vinta dalla leggerezza del nostro desiderio. Si è trasformata in un oggetto complesso, che trasporta la verità di una condizione difficile e non rinuncia, però, al sogno di pienezza.