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Fare Tesoro: Batik

E’ un lavoro piuttosto lungo, a dire il vero.

Prima scegliamo la stoffa, poi pensiamo al disegno, insieme vengono i colori, poi è necessario strutturare il lavoro, perché forme e colori non si confondano a vicenda, ma collaborino a determinare l’immagine.

Dopo tutto questo pensamento, all’inizio della realizzazione concreta, viene la cera.

Noi disegniamo con la cera e forse è questo il vero lavoro.

In quel momento tutto si trasfigura e la semplice realtà conosciuta si assottiglia, diventa più sottile e permeabile del nostro cotone.

In quel momento si rende possibile la comunicazione, quasi diretta, tra la nostra tensione a realizzare una forma (fantasia, pensiero, sensazioni) e i materiali e gli strumenti che usiamo, che sono fatti di realtà, ne sono simboli fisici e immediati.

In quel momento la realtà si rende estremamente dinamica ed elastica, si protende ad accogliere tutto, noi e il mondo, passato e futuro.

La cera è il “lubrificante magico” di questo scambio, del passaggio da una situazione di distanza tra noi e le cose ad una nella quale gli oggetti che abbiamo manipolato non sono più quelli che erano, ma sono come animati dal nostro impulso.

E noi?

A noi lasciano la sensazione, protetta e covata dal calore della cera, di poter dare forma alla realtà.

Magica cera?

Sì, perché all’inizio è dura e fredda, noi la sciogliamo per usarla col pennello, poi alla fine scompare: la grattiamo e la facciamo evaporare col ferro da stiro, per liberare l’immagine.