Lamberto Valli

Il significato di una dedica

Lamberto Valli, forlivese, nato il 5 giugno 1932, mostrò sempre vivo interesse ai problemi dell’educazione; laureato in lettere e filosofia, dedicò all’insegnamento molte delle sue forze. Nel 1962 divenne docente di “Telescuola”, una formula originale per la diffusione della cultura di base, ideata e messa in onda dalla Radio Televisione Italiana. Nel 1970 fu chiamato a far parte, nelle funzioni di segretario, del Comitato Tecnico per la Programmazione Scolastica al Ministero della Pubblica Istruzione: il suo interesse e il suo compito erano rivolti in particolare alla riforma dei programmi e agli aspetti della sperimentazione. Nel fermento innovativo di quegli anni, curò due antologie destinate alla Scuola Media: “Incontri 70” e “L’uomo indivisibile”, entrambe pubblicate dall’editrice SEI. Per la sua preparazione puntuale e aggiornata sulle problematiche giovanili e del mondo della scuola, partecipò assiduamente a varie rubriche radiofoniche, fra le quali “Il convegno dei cinque”, “Speciale GR”, “Chiamate Roma 3131”. Nello stesso 1970 fu incaricato dal Ministero della Difesa di coordinare iniziative educative e scolastiche per i militari. In questo ambito ideò e curò la rubrica televisiva “TVM”. Ma ciò che lo mise a più diretto contatto con i giovani di leva fu la collaborazione assidua a “Quadrante”, la rivista ad essi dedicata.

Lamberto Valli era l’uomo vocato a darsi tutto a tutti; dirigente di Azione Cattolica in ambito parrocchiale e diocesano, entrò giovanissimo nel Consiglio Centrale del Movimento Studenti della Gioventù Cattolica ed appena ventenne fu designato alla direzione dei primi Campi Scuola Estivi organizzati dalla GIAC. Dal 1966 al 1971 fu presidente provinciale delle ACLI, incarico che gli fu affidato alla vigilia di avvenimenti che sembrarono prefigurare il sorgere, in Italia, di una società perennemente conflittuale, segnata da mutamenti epocali. Valli fu ritenuto uomo della confronto costruttivo: il suo spirito illuminato gli consentì, in varie circostanze, di intravedere la sfumata connessione fra il “vecchio” e il “nuovo”. Fu maestro, mostrando, in quel periodo storico, come la vera trasformazione stia nel senso della fedeltà, mai in quello delle rotture radicali. Fu maestro per le giovani generazioni, alle quali fece comprendere i significati del rapporto sociale, il senso profondo della religione alla luce del Concilio Ecumenico “VaticanoII”. Conquistò i giovani soprattutto per l’impegno che andava sviluppando sui principi nei quali lui credeva e per la tensione che lo sorreggeva verso il conseguimento degli obiettivi più alti. Si impegnò anche nella politica, intendendo svolgere in essa un servizio per il bene della comunità cittadina, e fu amministratore e rettore di molte istituzioni forlivesi (Ospedale Morgani-Pierantoni, Istituto Tartagni). Nel 1973 morì a causa di un tumore, di cui parlò con profondità ad una nota trasmissione radiofonica, nell’intento di sottolineare il senso grande della vita: Vincerà la Vita.

Otto anni dopo, nel 1981, anno internazionale dedicato all’handicap, alcuni amici fondarono questa cooperativa e la dedicarono a suo ricordo.